La storia di Natalina (una tartarughina d’acqua)…

Ero di turno il giorno di Natale, che passo ancora oggi rigorosamente con chi è rimasto di una numerosa famiglia. Per fortuna il pranzo si concluse senza nessuna interruzione, ma nel primo pomeriggio arrivò una chiamata a domicilio per un cane che aveva vomitato diverse volte. Un classico delle festività per i veterinari. I proprietari di cani e gatti pensano che anche loro debbano fare festa e, in quei giorni, si dimostrano di manica molto larga per quanto riguarda il cibo.

Finisce che i poveri quattrozampe mangiano alimenti cui non sono abituati o addirittura tossici e va bene se se la cavano solo con una terapia sintomatica e un po’ di dieta, altrimenti si finisce a brindare tutti, meno il cane e i padroni, in sala operatoria.

Munito della mia borsa medica, raggiunsi dunque una bella villa, con vasto giardino recintato, in periferia. Mi accolsero marito e moglie, giovani e vestiti elegantemente, mentre un ragazzino non si voltò nemmeno, tanto era impegnato con una Playstation dove lanciava razzi ad astronavi aliene. Mi indicarono un cucciolo di Beagle accovacciato su un tappeto sotto il tavolino del telefono fisso.

Improvvisammo un tavolo da visita e la palpazione dell’addome mi rivelò subito la diagnosi. Liquido, aria, dolore: classica enterocolite da indiscrezione alimentare. Fermenti lattici, dieta e tutto sarebbe passato in un paio di giorni. Mentre mi avviavo verso l’uscita, scorsi, sul davanzale di una finestra, una scatola di plastica con dentro una piccola tartaruga d’acqua, immobile. Fuori c’erano 5 gradi! Mi voltai con sguardo interrogativo al signore, che mi rispose: «Deve essere morta. Era un regalo di Natale, ma sa, i ragazzini si stancano subito…». Aprii la finestra, le strinsi una zampina e sentii un lieve fremito. «Le spiace se me la porto a casa?» chiesi. «No, figuriamoci, ma credo sia morta». «In quel caso avrà comunque una degna sepoltura» risposi senza l’ombra di un sorriso.

Dopo iniezioni reidratanti, sette giorni d’incubatrice e alimentazione forzata con sondino, Natalina decise che non era ancora tempo di abbandonare questo mondo, anche se popolato da gente ignorante e senza cuore. Ancora oggi, per Natale, le porto i suoi gamberetti preferiti e sono certo che mi ringrazia.

Fonte: una storia del dottor Oscar Grazioli, veterinario, scrittore o.grazioli@fastwebnet.it – tratto da Confidenze, 19/12/17

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