Raffinato, aristocratico e con quel tocco di esotico che ne accresce il fascino, il gatto Thai (chiamato anche Siamese Tradizionale e da non confondersi con il Siamese Moderno, che ha caratteristiche fisiche diverse) rappresenta nell’immaginario collettivo il felino domestico preferito dalle classi abbienti e nobili.
Si tratta, ovviamente, di un luogo comune, ma tanto basta a dare all’animale un’aura di esclusività che fa sempre tendenza.
E visto che sulla sua origine circolano tante favole, ipotesi, teorie, nessuna delle quali può essere ritenuta attendibile in modo certo, prendiamo per buona quella che sembrerebbe confermare la “regalità degli antenati di questo micio.
A tale riguardo si racconta che fra il XIII e il XIV secolo, in un Paese dell’Estremo Oriente all’epoca conosciuto come Siam (corrispondente alla moderna Thailandia), un monarca di cui si è persa memoria si invaghì di una particolare razza di gatti.
Dietro suo ordine ne venne ospitata una nutrita comunità nel suo fasto-so palazzo e fu decretato che nessun suddito potesse recare male a un fe lino tanto bello.
ELEVATO A SACRO
Non ancora soddisfatto, il sovrano elevò a “sacro” l’animale, convinto che fosse un tramite con il divino! Un centinaio d’anni più tardi un discendente di quel re decise di dare vita a un allevamento del micio, con l’intenzione di incrementarne le caratteristiche migliori attraverso opportuni incroci e selezioni.
Quel che ottenne raggiunse vertici di bellezza così sublimi che il sovrano volle custodire la razza solo nei templi, per salvaguardarne la purezza.
Tali gatti, se vogliamo prestare fede a questa storia, altro non erano che i progenitori dell’odierno Thai, il quale viene oggi considerato, insieme al Persiano, il gatto che gode di maggiore diffusione al mondo.
Un successo planetario riscontrato però in termini temporali relativamente recenti, la consacrazione ufficiale del Siamese Tradizionale avvenne infatti nel 1936, quando in Inghilterra si giunse alla definizione degli standard di razza.
IL COLOURPOINT
Questa varietà di colore, che si manifesta anche in altre razze feline, fra cui il Ragdoll, è stata denominata colourpoint e assume aspetti cromatici diversi in rapporto alla tinta principale dell’animale.
Curiosamente, l’intensità del colore che appare su zampe, muso, orecchie e coda è proporzionale alla temperatura dell’ambiente in cui il Thai è cresciuto: un esemplare vissuto in una casa fresca avrà estremità più scure, il contrario se l’appartamento è particolarmente caldo.
Restando in tema, non preoccupatevi se i cuccioli appena nati sono monotinta chiara, perché dopo una decina di giorni faranno la loro comparsa i point, le cui sfumature si rafforzeranno nei mesi successivi.
E visto che ci siamo, parliamo anche della cura del mantello dell’animale, che nel periodo della muta necessita di vigorose e frequenti spazzolate. Volendo poi renderlo più lucido, di consistenza setosa, basta lisciarlo dolcemente con un panno morbido… e presto la miagolante creatura, deliziata dal piacevole “massaggio”, inizierà a fare le fusa!
Fonte: L’Arca di Noè, maggio 2018
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