Animali con carattere “difficile”: che fare?
Può non sembrare ovvio ma anche i nostri amici pelosi hanno una propria personalità, emozioni, gusti, un carattere che provoca reazioni diverse, a volte fastidiose. Per questo, se capita, è importante cercare di modificare il loro atteggiamento.
Assistiamo, a volte, a comportamenti difficili, da interpretare, e nei casi più gravi servirebbe anche l’intervento da parte di un veterinario specializzato in medicina comportamentale.
I comportamenti difficili possono essere presenti in azioni prolungate e strane che l’animale continua a fare nonostante il nostro diniego: abbaiare, rosicchiare, graffiare ecc. Possiamo osservare anche un comportamento autolesivo, con continui grattamenti o strofinamenti che possono provocare ulcere o altro.
- In generale ricordiamo che solo poco più del 30% del carattere è dovuto alla razza dell’animale; per la restante parte esso è legato al mondo che lo circonda nelle prime fasi della sua vita.
Dipende se il cucciolo ha vissuto con i genitori, se con altre specie, se con altri piccoli, o da solo. Tutto questo determina comportamenti che in età adulta saranno difficili da cambiare, se non impossibili.
La routine è in genere un elemento positivo per il nostro amico peloso, lo calma e rasserena. Fare sempre le stesse azioni con ripetitività temporale, per lui è rassicurante. Cambiare cibo di volta in volta, invece, lo rende irrequieto, cosi come cambiare odori, detersivi o altro.
Quando lo vediamo in difficoltà è bene osservarlo nel proprio atteggiamento e verificare se ci sono stati cambiamenti alla base del nuovo comportamento “difficile”.
Per il nostro cane stress da cambio casa, rumori fastidiosi (anche lavori di costruzione cantieri ecc.), nuovi arrivi in famiglia, femmine in calore nelle vicinanze, possono essere stressanti e renderlo più nervoso.
Se tutto ciò non è avvenuto possiamo ipotizzare anche una causa organica: qui servirà l’aiuto di un veterinario che valuta traumi o malattie croniche che provocano dolore, o sacche o edemi non rilevati.
Se poi abbiamo un animale di una certa età o che per molto tempo ha mangiato prodotti di scarso livello nutrizionale, può essere anche una demenza senile con atteggiamenti difficili. Infine, se più giovane, e non vaccinato, anche cimurro ed epatiti lo possono disturbare parecchio.
Infine possono essere presenti malattie congenite come l’idrocefalia, o malattie neurologiche.
In questo caso il nostro cane continuerà con atteggiamenti incontrollabili e nemmeno il nostro richiamo lo spingerà a fermarsi.
Animali con carattere “difficile”: che fare? (adesso parliamo del gatto)
Anche il nostro amico felino può presentare una sindrome ossessivo compulsiva (DOC) a volte debole, non riconoscibile, ad esempio il continuo leccarsi il manto o mangiare – di continuo.
L’atteggiamento più eclatante è tuttavia il grattare e farsi le unghie sul divano o sulle tende in modo compulsivo. Questo, per certi versi è normale per un gatto ma, se quest’ultimo è ben assistito, ha i suoi giochi, esce ogni tanto e non ha stress particolari, il persistere di questi atteggiamenti diventa patologico.
- Ricordiamo che nel gatto abbiamo anche un disturbo cognitivo che per oltre il 55% degli animali colpisce già all’età di 11-14 anni, con perdita parziale della memoria, perdita della vista.
Questi mici fissano la parete, sporcano fuori della lettiera ecc, tutte situazioni che all’apparenza sembrano dipendere dal carattere difficile del gatto, ma in realtà si tratta di una patologia più o meno fisiologica che va attenzionata da un esperto veterinario.
Nelle nostre case abbiamo anche volatili che ci tengono compagnia, anche questi a volte sembra abbiano dei caratteri difficili; in realtà anche il loro comportamento alterato è una reazione a un mondo circostante e di contenimento non opportuno,
Nel volatili il piumaggio è l’elemento fondamentale, se brutto e arruffato e non autopulito come fanno di solito gli uccelli c’è qualcosa che non va, dobbiamo osservarli e valutare a se non sia il caso di portarlo da un esperto.
Fonte: un bell’articolo del dottor Gianpaolo Stocco, veterinario – tratto dalla rivista Verdetà, luglio 2025
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