Un’inedita alleanza tra cercatori, cani dal fiuto infallibile e micologi sta trasformando la ricerca sui funghi ipogei negli Stati Uniti, unendo alta gastronomia, sostenibilità e tutela della biodiversità.
Dai boschi della Carolina del Nord alla Citizen Science
Al centro di questa storia ci sono Luke Gilbert e Natalie Dechiara, fondatori di Wild Goods ad Asheville, in Carolina del Nord. La coppia addestra cani di razza Lagotto Romagnolo — tra cui Massi, Rosie e il piccolo Dolce — per scovare tartufi sia nei boschi selvatici sia nelle piantagioni sperimentali.
L’avventura è iniziata con Eva, una cagna di origine serba la cui prematura scomparsa ha spinto i proprietari a continuare l’attività per onorarne la memoria. Sebbene parte del raccolto venga venduta a ristoranti e mercati locali, il pilastro fondamentale del loro lavoro è la citizen science (scienza partecipativa): Gilbert e Dechiara collaborano infatti con esperti e università per la mappatura e lo studio delle specie fungine.
Perché il fiuto canino è fondamentale per la scienza
Oltre il 90% della diversità fungina mondiale è ancora sconosciuto. I tartufi, sviluppandosi interamente nel sottosuolo, risultano quasi introvabili per l’uomo senza l’ausilio di animali addestrati.
A differenza delle tecniche invasive tradizionali (come l’uso dei rastrelli), l’impiego dei cani permette una raccolta mirata e sostenibile, senza danneggiare il delicato reticolo di micelio nel terreno.
I funghi sono primari bioindicatori dello stato di salute degli ecosistemi: reagiscono con estrema rapidità a inquinamento, alterazioni del suolo, siccità e cambiamenti climatici. Catalogare nuove specie è quindi il primo passo per comprendere l’impatto delle attività umane sull’ambiente.
Scoperte recenti e specie di valore
Negli ultimi anni, i campioni forniti da raccoglitori amatoriali dotati di cani hanno portato a scoperte di grande rilievo:
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Nuove specie del genere Tuber e Leucangium: precedentemente confuse con varianti europee o ritenute circoscritte ad altre aree geografiche.
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Tuber canaliculatum (Tartufo del Michigan): una prelibata specie nativa scovata proprio dai cani della coppia lungo il viale di casa.
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Varietà non ancora classificate: campioni con note aromatiche insolite (come sfumature di torta alla banana) attualmente sottoposti a sequenziamento del DNA.
Come si addestra un cane da tartufo?
L’addestramento si basa sul rinforzo positivo, con metodi del tutto simili a quelli usati per i cani antidroga negli aeroporti:
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Associazione dell’odore: si insegna al cane ad associare la scia del tartufo a un premio in cibo (come il salmone essiccato).
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Esercizi di ricerca: si nascondono piccoli contenitori con aromi di tartufo in giardino, nei boschi o lungo i sentieri.
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Lettura del linguaggio corporeo: il conduttore impara a riconoscere i segnali del cane, come gli improvvisi scarti a 90 gradi dedicati a intercettare il cono d’odore.
Supporto alla tartuficoltura e prospettive future
Oltre alla tassonomia, la collaborazione tra cercatori e ricercatori supporta la produzione agricola. Presso la Mountain Research Station di Waynesville, gli esperti studiano la coltivazione del tartufo nero del Périgord inoculando spore sulle radici di giovani querce, noccioli e castagni, avvalendosi dei cani per monitorare lo sviluppo del raccolto.
Anche se la ricerca sul campo comporta dalle 40 alle 60 ore settimanali di lavoro, terreni impervi e la presenza di fauna selvatica come gli orsi, la passione per la natura e il profondo legame con i propri cani continuano a guidare questa nuova generazione di “scienziati sul campo”.
Traduzione e sintesi di un articolo di Saugat Bolakhe sul National Geographic
